Wikipedia e la sua sorellina diffamatoria Nonciclopedia si sono stracciate le vesti, in ordine di importanza, per poi dire di esser state denudate, l’una dal governo, l’altra da Vasco Rossi. Sintetizziamo con involuta banalizzazione: Nonciclopedia, uno sito stracolmo di bestemmie, ironia surreale (nel senso proprio che non fa ridere) e diffamazioni oltre il limite di legalità e decenza (il tutto impanato dentro farina di dubbia satira, più dubbia che satira) ha chiuso per protesta: aveva ricevuto una denuncia. Una sola. Poi ha riaperto perché è stata ritirata da un Vasco Rossi che evidentemente di questi tempi non ha nulla da fare (voglio specificare che simpatizzo per il pretesto e non per i soggetti). Ma passiamo all’enciclopedia che ha salvato studenti (me per primo), soggetti curiosi di cultura e nozionisti da novantesimo minuto: Wikipedia le vesti se l’è stracciate per solidarietà. Non scherzo. Ma non con la succitata sorellina diffamatoria, bensì con i blogger, categoria senza ordine né regolamentazione. A loro infatti è stato chiesto l’obbligo di rettifica, un dovere della stessa stampa di cui si ritengono alternativa. Alternativa un po’ sleale, considerando che ne pretende i diritti rifiutandone i doveri. In ogni caso: il 14 Luglio 2009 i blogger scioperarono per lo stesso identico motivo, l’obbligo di rettifica (è la seconda volta che viene proposto). Wikipedia sonnecchiava: in una delle due volte, dunque, mente. Accorpando i due casi, comunque: se uno si sente diffamato e mi denuncia, chiudo per protesta. Se uno si sente diffamato e mi obbliga alla rettifica, chiudo per protesta. Non so: anarchia virtuale?No. Perché di avvocati costretti alla caccia di fantasmi virtuali che diffondevano notizie mendaci e diffamanti, io ne ho visti parecchi. Una volta scavalcati server scoscesi e normative sulla privacy la notizia è stata già diffusa, amplificata, archiviata e rilanciata. Il tempo scorre. E chi si sono ritrovati d’avanti a ricerca conclusa? Il più delle volte adolescenti virtualmente eversivi ma concretamente impauriti, che, una volta lanciato il sasso, hanno nascosto la tastiera. Ragazzetti che da grandi vogliono diventare giornalisti e giocano a fare tirocinio con la reputazione della gente: come se un tizio che da grande vuol diventar dottore fosse autorizzato a sbudellare corpi per apprendere il mestiere. Non capisco perché chi vuole informare debba sottrarsi alle regole che tale impegno implica, non capisco perché tema la rettifica se, a torto o a ragione, è convinto della propria buona fede. Non capisco, insomma, perché si tratti la rete come se non avesse alcun peso mediatico (questa assenza legislativa era comprensibile agli inizi, non adesso), come se le visualizzazioni non fossero aritmeticamente equiparabili alle tirature, e non capisco perché ci si ostini a tutelare allarmisti e mistificatori, magistralmente custoditi dentro il loro anonimato.
di Alex Minissale